Curiosity raccoglie i primi campioni marziani
Il rover Curiosity della Nasa, per la prima volta, ha trivellato una roccia marziana perforandola e raccogliendone le polveri per analizzarle.
Tramite un trapano costruito all’estremità di un suo braccio, Curiosity ha forato una roccia sedimentaria, creando una fessura di 1.6 cm di larghezza e profonda circa 6.4 cm.
(Accanto la foto della Nasa che mostra la roccia scavata dal rover)
La roccia scavata da Curiosity è stata chiamata ‘John Klein’ in onore di un responsabile del progetto Mars Science Laboratory che morì nel 2011.
Gli scienziati hanno motivo di credere che la roccia possa mostrare tracce di un passato umido sul Pianeta Rosso. Per provarlo il rover dovrà effettuare le analisi attraverso gli stessi strumenti scientifici di cui è dotato.
Il rover si è così aggiudicato il primato, essendo a tutti gli effetti, il primo strumento a perforare sul Pianeta Rosso una sua roccia, ma anche il più avanzato mai progettato prima d’ora. Un vero laboratorio meccanico operante su Marte, che recupera campioni e li analizza opportunamente.
“Costruire uno strumento che fosse in grado di interagire con forza sulle imprevedibili rocce di Marte ha richiesto un ambizioso programma di sviluppo e di test,” ha detto Louise Jandura, ingegnere del Jet Propulsion Laboratory (JPL), responsabile del sistema per la raccolta dei campioni del rover di JPL. “Per arrivare al punto di realizzare questo foro in una roccia su Marte, abbiamo eseguito più di 1.200 fori in 20 tipi di rocce terrestri”.
Per i prossimi giorni quindi, Curiosity studierà le polveri raccolte attraverso una serie di procedimenti specifici. La profondità di perforazione è stata decisa in anticipo dal team di esperti ed è tale da permettere di avere sufficiente materiale per le prossime analisi.
Premessa fondamentale dello studio del campione sarà quella di ripulire il rover dalle tracce di polvere che potrebbero essersi depositate mentre era ancora sulla Terra, nonostante l’accurata pulizia effettuata prima del lancio.
In un secondo momento verrà setacciata la polvere per scartare le particelle più grandi di 150 micrometri. La polvere setacciata cadrà attraverso un ponte del rover sul CheMin, lo strumento di chimica e mineralogia, e sul SAM, lo strumento di analisi dei campioni marziani, che inizieranno a studiare dettagliatamente il campione raccolto.
Chissà se stavolta sarà quella giusta per provare, in modo diretto, l’ipotesi di un passato climatico più caldo e umido su di Marte. Non ci resta che attendere i prossimi risultati dalla Nasa.
Caterina Leo
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