La Russia vuole i fondali artici
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La Russia intende presentare una domanda presso l’Autorità Internazionale per i Fondali Marini per l’annessione di una vasta porzione del Mare Glaciale Artico (circa 1,2 milioni di km quadrati).
Perché?
Indubbiamente, l’assottigliamento dello strato di ghiaccio artico rende l’estrazione di combustibili fossili molto più semplice: ovvio pensare che il governo voglia accaparrarsi quante più aree possibili. Guardando oltre l’orizzonte economico, emerge una causa ben più importante: l’inquinamento e il disastro ambientale del mar Glaciale Artico.
Discarica nascosta.
I mari artici sono stati usati per decenni come discariche di rottami e rifiuti tossici, tra cui due sommergibili nucleari abbandonati nell’arcipelago di Novaya Zemla (che secondo le autorità non stanno rilasciando contaminanti). Inoltre, secondo uno studio condotto dall’Istituto Norvegese per la Ricerca Marina nei fondali del mare di Kara ci sarebbero almeno 16 reattori e 17000 container di scorie tossiche radioattive.
Ambiente (in)contaminato.
Quello che sembrava essere uno dei luoghi più “puri” del pianeta è in realtà una vera e propria bomba ambientale. Dal dopoguerra fino all’inizio del nuovo millennio è stato colmato di veleno, ma con le nuove frontiere energetiche e la prospettiva di estrazione di idrocarburi in una situazione favorevole (l’artico ha perso oltre 750000 km di banchina) hanno risvegliato gli animi.
Disastro ambientale?
154 miliardi di barili tra greggio e gas: cinque anni di approvvigionamenti assicurati. Ma le trivellazioni dovrebbero essere subordinate alla pulizia del fondale, senza la quale non si avranno concessioni. Il rischio ambientale resterà comunque alto: navi, petroliere, gasiere attraverseranno continuamente le aree interessate, in un ambiente molto ostile. In caso di incidenti il disastro ambientale sarà incalcolabile.
Redazione Classmeteo
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