Ecologia

Antartide, perché restare sotto i 2°C può fare la differenza per la Penisola

Antartide riscaldamento
Antartide in pericolo: riscaldamento globale - Classmeteo.it

La Penisola Antartica si sta scaldando più in fretta della media globale.

Non è una proiezione lontana nel tempo, è qualcosa che sta già accadendo. E il limite dei 2°C – meglio ancora 1,5°C – non è un numero astratto: è la soglia che può contenere danni che altrimenti rischiano di diventare permanenti.

Un recente studio ha analizzato come l’area reagirà nei prossimi decenni in diversi scenari di emissioni: basse, medio-alte e molto elevate. Le differenze non sono marginali. Cambiano il destino del ghiaccio, dell’oceano e delle specie che vivono in quell’ecosistema fragile.

Un riscaldamento già oltre 1,5°C

La Penisola ha già superato 1,5°C rispetto all’era preindustriale. Questo significa più giorni sopra lo zero, più piogge liquide al posto della neve, più fusione superficiale sulle piattaforme glaciali.

Si osservano eventi di caldo estremo più frequenti, riduzione del ghiaccio marino e collassi di porzioni di piattaforme. Non è un cambiamento lineare. È un sistema che si sta spostando verso condizioni nuove, con equilibri ancora poco prevedibili.

Le specie endemiche, adattate a un ambiente stabile e rigido, sono sotto pressione. E anche la logistica scientifica e operativa nell’area diventa più complessa.

Cosa succede se le emissioni restano alte

Negli scenari ad alte emissioni, la Penisola potrebbe superare i 5°C di aumento entro il 2100, arrivando oltre i 6°C nelle proiezioni più estreme. Con temperature così elevate, il collasso di piattaforme come Larsen C e Wilkins diventa probabile.

La perdita di ghiaccio marino attorno alla Penisola accelera la perdita di massa del ghiaccio terrestre. E questo non resta confinato in Antartide: contribuisce all’innalzamento del livello del mare, con effetti che riguardano anche le coste europee.

Nel lungo periodo, il cedimento della piattaforma Giorgio VI potrebbe amplificare ulteriormente questo contributo.

Lo scenario a basse emissioni non è indolore

Anche con emissioni contenute, sufficienti a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C, la Penisola arriverebbe comunque a circa 2,28°C di aumento entro fine secolo. Non è una situazione stabile, ma è molto diversa rispetto ai 5 o 6 gradi degli scenari peggiori.

Lo studio evidenzia che il versante occidentale registra i cali più marcati di ghiaccio marino nei mesi invernali australi, mentre in estate è il lato orientale a mostrare le contrazioni più significative.

La riduzione del ghiaccio marino significa meno habitat per il krill, base della catena alimentare antartica. Meno krill vuol dire meno risorse per i pinguini e per molte altre specie.

Perché la soglia dei 2°C conta davvero

La differenza tra 2°C e 4°C non è solo numerica. È la differenza tra cambiamenti difficili ma gestibili e trasformazioni potenzialmente irreversibili.

La Penisola Antartica è un laboratorio climatico naturale. Quello che accade lì anticipa spesso ciò che può succedere altrove. Restare il più vicino possibile a 1,5°C non garantisce che tutto resti com’era. Ma riduce la probabilità di superare punti di non ritorno che, una volta oltrepassati, non si possono correggere.

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