Ecologia

Vetro, l’oro della transizione ecologica: perché l’Italia è un modello europeo

vetro riciclo
Vetro, l’oro della transizione ecologica - Classmeteo.it

Non è solo una bottiglia vuota. È una materia prima pronta a tornare in forno e rinascere identica a prima. Il vetro, in Italia, ha smesso da tempo di essere considerato un rifiuto. Oggi è uno dei pilastri dell’economia circolare e un settore in cui il Paese guida l’Europa per produzione e capacità di riciclo.

Il motivo è semplice: il vetro può essere recuperato praticamente all’infinito. La sua struttura, amorfa e duttile ad alte temperature, consente di salvaguardare quasi il 100% del materiale di partenza. Ogni rottame diventa una risorsa. Non perde qualità, non si degrada nel tempo come accade per altri materiali.

Numeri che raccontano una filiera solida

Nel 2023 il tasso medio di riciclo degli imballaggi in vetro nei 27 Paesi Ue ha raggiunto il 74,5%. L’Italia ha fatto meglio, arrivando al 77,4%, superando in anticipo gli obiettivi europei fissati per il 2025. Nel 2024 la raccolta differenziata nazionale si è attestata intorno ai 2,3 milioni di tonnellate, con una media di 39 chilogrammi pro capite.

La crescita non è casuale. L’Italia è diventata il primo Paese manifatturiero europeo nel settore, con una produzione complessiva di 5,4 milioni di tonnellate tra vetro cavo, vetro piano e filati, di cui 3,1 milioni derivano da materia prima seconda, cioè vetro riciclato.

Significa meno energia utilizzata, meno emissioni, meno materie vergini estratte. Il rottame non è più scarto, ma carburante industriale.

Dal cassonetto al forno

Il percorso del vetro è una filiera corta e integrata. Una volta conferiti solo gli imballaggi svuotati e puliti, il materiale raccolto viene trasferito nelle piattaforme di selezione. Qui viene frantumato, vagliato, ripulito da impurità tramite magneti e sistemi ottici avanzati.

Se supera determinati standard qualitativi, il rottame diventa ufficialmente “end of waste”, perde la qualifica di rifiuto e torna ad essere materia prima. Da lì passa alla vetreria, dove fusione e soffiatura lo trasformano in nuove bottiglie o contenitori pronti a rientrare sul mercato.

La sfida del colore e il caso Prosecco

Non tutto però è risolto. Una delle sfide future riguarda la raccolta differenziata per colore. Il vetro chiaro è il più richiesto dall’industria, ma spesso viene miscelato con quello scuro, riducendone il valore. Separare meglio significa aumentare qualità e quantità del materiale riutilizzabile.

Un tema discusso anche a livello europeo. Germania e Danimarca hanno proposto di escludere dal riciclo il vetro con trasmittanza inferiore al 10%. Una decisione che rischierebbe di coinvolgere alcune bottiglie di prosecco e champagne, realizzate con vetro spesso e scuro, difficili da riconoscere negli impianti meno avanzati.

Il dibattito mostra quanto il vetro sia centrale nelle strategie ambientali. Non è solo una questione tecnica, ma industriale ed economica.

Il ruolo dei cittadini

La qualità del riciclo dipende anche dai comportamenti quotidiani. Conferire solo imballaggi in vetro, senza ceramica o cristallo, rimuovere tappi e residui: piccoli gesti che incidono sull’efficienza dell’intero sistema.

Alcuni territori mostrano risultati notevoli. La provincia di Bergamo, per esempio, ha raggiunto un tasso di riciclo superiore all’81%, segno che la collaborazione tra cittadini, Comuni e consorzi può fare la differenza.

Il vetro non è solo un materiale resistente. È un esempio concreto di come sostenibilità ambientale e competitività industriale possano convivere. Ogni bottiglia che rientra nel ciclo non è un rifiuto evitato. È energia risparmiata, emissioni ridotte e materia che continua a circolare.

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