Mobilità

Monopattini, targa digitale e controlli: più sicurezza o più dati nelle mani dello Stato

Monopattini, targa digitale e controlli - Classmeteo.it

La mobilità leggera diventa digitale, e con i monopattini arriva una piattaforma pubblica che registra chi li usa.

Non è solo una questione di targhe adesive o di nuovi obblighi. È un cambio di passo che riguarda sicurezza stradale, responsabilità e protezione dei dati personali. Il parere espresso dal Garante privacy sul decreto del Ministero delle Infrastrutture che istituisce una piattaforma telematica per i contrassegni identificativi segna un punto preciso: l’ordine sulle strade non può trasformarsi in una raccolta dati senza limiti.

Negli ultimi anni i monopattini elettrici hanno riempito le città prima ancora che le regole fossero davvero chiare. Norme sperimentali, controlli difficili, incidenti in aumento. Ora si prova a riportare tutto dentro un sistema strutturato, simile a quello dei veicoli a motore. Ma quando si crea un’anagrafe digitale dei conducenti, il tema non è più solo il codice della strada.

Chi gestisce i dati e chi risponde ai cittadini

La piattaforma sarà ospitata presso il Centro Elaborazione Dati della Motorizzazione. Attorno a questo sistema ruotano Ministero, agenzie di pratiche automobilistiche e forze di polizia. Il rischio, in un’architettura così complessa, è la dispersione delle responsabilità: tanti soggetti che trattano dati, nessuno che risponde davvero.

Il Garante ha chiarito un punto decisivo: il Ministero non può limitarsi a un ruolo tecnico. Deve assumere la piena titolarità del trattamento, governare gli accessi e garantire ai cittadini un interlocutore unico per esercitare i propri diritti. Accesso ai dati, rettifica, cancellazione. Se qualcosa non funziona, non si può rimbalzare tra uffici centrali e sportelli periferici.

In questo quadro rientra anche l’uso di strumenti di identità digitale come SPID di secondo livello o CIE. Non è un dettaglio tecnologico. È il modo con cui si prova a evitare che qualcuno agisca a nome di altri o che l’accesso ai dati diventi troppo semplice.

Quanto a lungo restano i dati e chi può riaprirli

Il punto più delicato riguarda la conservazione. Lo schema prevede che i dati, una volta cancellato il contrassegno, possano restare pseudonimizzati fino a trentacinque anni. La motivazione è consentire eventuali accertamenti giudiziari a distanza di tempo.

È una durata che fa discutere. Il principio europeo di minimizzazione spinge nella direzione opposta: conservare solo ciò che serve e per il tempo strettamente necessario. Il Garante ha dato via libera, ma a condizioni precise. La chiave che permette di ricollegare il dato alla persona deve essere protetta con sistemi crittografici robusti, accessibile solo su mandato dell’autorità giudiziaria.

Accanto a questo, la piattaforma dovrà registrare ogni accesso per ventiquattro mesi. Un sistema di tracciamento interno che serve a prevenire abusi. Se qualcuno consulta un profilo, deve esserci una motivazione istituzionale verificabile. Anche qui la sicurezza non è solo esterna, ma interna alla macchina pubblica.

Minori, trasparenza e fiducia

I monopattini sono usati anche da ragazzi di quattordici anni. Per questo il parere dedica attenzione ai minori: le richieste dovranno passare attraverso chi esercita la responsabilità genitoriale. Non è una formalità. È un modo per evitare che i dati dei più giovani finiscano in circuiti che non controllano.

Il Garante chiede inoltre informative comprensibili, senza linguaggio oscuro. Se lo Stato crea una banca dati che accompagnerà un cittadino per decenni, deve spiegare con chiarezza cosa raccoglie e perché. Non basta dichiarare che il sistema è sicuro. Bisogna dimostrarlo.

La digitalizzazione della mobilità leggera nasce con l’obiettivo di ridurre incidenti e responsabilizzare gli utenti. Ma ogni passo verso più controllo porta con sé una domanda che resta aperta: fino a che punto è proporzionato conservare informazioni personali in nome della sicurezza?

Tra strade più ordinate e archivi più estesi, l’equilibrio si gioca qui. E non riguarda solo i monopattini.

Change privacy settings
×