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Allarme mercurio nel tonno, l’esperto rivela: non è l’unico pesce contaminato, ma c’è un modo per salvarsi

allarme mercurio nel tonno
IL pericolo di mercurio nel tonno - classmeteo.it

Livelli di mercurio nel tonno in scatola: cosa dicono gli esperti sulla sicurezza alimentare. Quali sono i rischi effettivi?

Negli ultimi anni, la preoccupazione dei consumatori nei confronti della presenza di mercurio nel tonno in scatola è cresciuta, amplificata dai social network e da informazioni spesso non supportate da dati scientifici solidi. Per fare chiarezza, abbiamo intervistato il professore Antonello Paparella, docente ordinario di Microbiologia alimentare all’Università di Teramo e noto esperto di sicurezza alimentare, che ha fornito un quadro aggiornato e approfondito sulla questione.

Il rischio reale del mercurio nel tonno in scatola

“Da decenni, il mercurio nel pesce rappresenta uno dei rischi chimici più percepiti dalla popolazione”, spiega Paparella, citando uno studio recente condotto in Liguria che ha evidenziato come l’81% dei consumatori abituali di pesce percepisca il rischio chimico come una minaccia significativa. Tuttavia, il docente sottolinea che questa percezione è in gran parte influenzata dalla comunicazione sui social media, mentre nella realtà il rischio è costantemente monitorato da sistemi di controllo ufficiali e da procedure di autocontrollo da parte dei produttori, che puntano a garantire la sicurezza dei prodotti.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), nella sua opinione scientifica del 2012, ha classificato il tonno come uno dei pesci con il più alto contenuto di metilmercurio, la forma organica del mercurio che si accumula nei tessuti dei pesci. La dose settimanale tollerabile è stata fissata a 1,3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo, parametro costantemente rispettato nei prodotti commercializzati.

tonno: il rischio di mercurio

In quali pesci c’è rischio di presenza di mercurio? – classmeteo.it

L’ultimo rapporto del sistema europeo di allerta alimentare del 2024 segnala superamenti dei limiti di mercurio in specie come il pesce spada, lo squalo, la cernia e lo sgombro. Paparella ricorda che recentemente è stato richiamato in Belgio del pesce spada congelato di origine italiana per superamento dei limiti di mercurio, mentre studi del 2022 hanno evidenziato criticità in alcune specie di squaliformi e torpedini.

Il rischio associato al consumo di tonno contaminato da mercurio dipende da molteplici fattori: la taglia e la specie del pesce, il peso corporeo e la frequenza di consumo del consumatore, la concentrazione di metilmercurio e anche la possibilità di detossificazione parziale di questa sostanza nei muscoli del pesce.

“Per tutelarsi, è consigliabile preferire specie di tonno con minore contenuto di mercurio come il tonnetto striato (Katsuwonus pelamis), che è anche la specie più utilizzata per il tonno in scatola a livello globale”, spiega Paparella. Al contrario, è preferibile limitare il consumo di pesci predatori di grandi dimensioni e lunga vita, come il tonno rosso del Mediterraneo, specie in via di estinzione e con maggior accumulo di mercurio.

Un ulteriore elemento da considerare è la zona FAO di pesca: alcune aree oceaniche, come l’Oceano Indiano e il Pacifico, sono considerate a maggior rischio di contaminazione. Tuttavia, il tonno è un grande nuotatore e può percorrere vaste distanze, accumulando mercurio in base alla sua esposizione.

Per le categorie più fragili, in particolare donne in gravidanza e bambini piccoli, le raccomandazioni europee suggeriscono di non superare i 450 grammi di pesce a settimana, per salvaguardare lo sviluppo neurologico del nascituro e ridurre l’esposizione a sostanze tossiche.

Mercurio nel pesce: contesto, salute e scelte alimentari

Il biologo nutrizionista Simone Gabrielli conferma che il mercurio, soprattutto sotto forma di metilmercurio, è un neurotossico che si accumula nella catena alimentare marina. I pesci più esposti sono i grandi predatori come tonno, pesce spada e squalo, mentre altre specie come alici, sgombri, sardine, nasello e trota presentano livelli molto più bassi e sono pertanto più sicure e nutrienti.

Gabrielli sottolinea l’importanza di mantenere un consumo equilibrato e variegato di pesce, seguendo le linee guida che consigliano 2-3 porzioni settimanali. Spesso, invece, si tende a limitare l’assunzione solo al tonno in scatola, snobbando pesci azzurri e molluschi, che sono fonti preziose di proteine, omega-3 e altri nutrienti essenziali, con un rischio di mercurio molto più basso.

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