Nel dibattito attuale sull’automotive sostenibile, uno studio recente, ha sollevato un allarme concreto e inaspettato.
Secondo il lavoro del professor Buchal e dei suoi collaboratori Hans-Dieter Karl e Hans-Werner Sinn dell’IFO Institute di Monaco, le emissioni di CO2 prodotte dai veicoli elettrici sono significativamente superiori a quelle delle auto diesel. Questo risultato sorprendente è legato principalmente all’energia necessaria per l’estrazione e la lavorazione di materie prime critiche come litio, cobalto e manganese, indispensabili per la fabbricazione delle batterie.
Per fare un esempio concreto, la produzione di una batteria per una Tesla Model 3 comporta un impatto ambientale che va da 11 a 15 tonnellate di CO2. Calcolando la durata media della batteria, circa dieci anni e un chilometraggio totale di 94.000 km, l’impatto si traduce in 73-98 grammi di CO2 per chilometro. A questo si aggiungono le emissioni associate alla produzione dell’elettricità necessaria per la ricarica, portando la cifra totale tra 156 e 181 grammi di CO2 per chilometro, valori ben superiori a quelli di molte auto diesel di fascia analoga.
Questa realtà mette in discussione l’obiettivo europeo di ridurre le emissioni medie a 59 grammi di CO2 per chilometro entro il 2030, un traguardo che lo stesso studio definisce “tecnicamente non realistico”. Nonostante ciò, la forte pressione normativa e di mercato spinge molte case automobilistiche a investire massicciamente nell’elettrico, forse con una visione ancora troppo limitata sulle conseguenze ambientali complessive.
Alternative sostenibili e innovazioni concrete per il futuro
Alla luce di queste evidenze, la ricerca si sta orientando verso soluzioni che possano garantire un miglior rapporto tra sostenibilità e prestazioni senza compromettere la qualità ambientale. Un esempio virtuoso arriva dall’Italia, con l’azienda SAPA che, insieme a partner come CRF, FCA e SOPHIA, partecipa al progetto europeo LIFE BIOBCOMPO. Questo programma si propone di ridurre le emissioni di CO2 dell’8% entro il 2026 tramite l’uso di materiali compositi a base biologica e l’alleggerimento dei componenti auto.
Il processo brevettato One-Shot®, sviluppato da SAPA, è un sistema produttivo innovativo che consente di realizzare componenti con meno peso, meno sprechi e minori emissioni in tempi più rapidi, utilizzando un solo stampo e un’unica isola produttiva. Questa metodologia rappresenta un’alternativa concreta e immediatamente applicabile rispetto alla sola transizione verso l’elettrico, contribuendo in maniera efficace a un abbattimento reale dell’impatto ambientale.
Secondo gli esperti, il problema dell’inquinamento non si limita al solo uso del carburante, ma coinvolge anche l’intero ciclo produttivo. Pertanto, ottimizzare i processi industriali con tecnologie come il metodo One-Shot® rappresenta un passo cruciale per il raggiungimento degli obiettivi ambientali di Horizon 2020 e oltre.

Il ruolo della scienza per una mobilità più consapevole(www.classmeteo.it)
Il professor Christoph Buchal, fisico e autore di numerosi studi nel campo della fisica applicata e dell’energia, da anni si dedica anche alla divulgazione scientifica in materia di clima e sostenibilità. La sua esperienza pluridecennale presso il Forschungszentrum Jülich e la sua attività accademica presso l’Università di Colonia conferiscono autorevolezza ai dati che emergono dalla sua ricerca.
Buchal sottolinea come la sfida climatica richieda un approccio multidimensionale e pragmatico, evitando soluzioni ideologiche o semplificate. Nel suo impegno divulgativo, egli mette in guardia contro le scelte affrettate che potrebbero compromettere la reale efficacia delle politiche ambientali, invitando industrie e governi a una visione più ampia e integrata.
La riflessione proposta dall’analisi di Buchal e colleghi è dunque una chiamata urgente a ripensare il futuro dell’industria automobilistica, privilegiando strategie che combinino innovazione tecnologica, sostenibilità reale e attenzione alle risorse naturali.








