Salute

Cuore si ferma per 24 ore: paziente salvato con Ecmo si risveglia dal coma

Cuore si ferma per 24 ore: paziente salvato con Ecmo si risveglia dal coma
Cuore si ferma per 24 ore: paziente salvato con Ecmo si risveglia dal coma

ìLa storia di un paziente il cui cuore ha smesso di battere per 24 ore e che è stato salvato grazie all’innovativa tecnica ECMO (Extracorporeal Membrane Oxygenation) rappresenta un importante traguardo nella medicina d’urgenza cardiologica e intensiva. Dopo un lungo periodo di coma durato un mese e mezzo, il paziente si è finalmente risvegliato, offrendo nuovi spunti sull’efficacia delle strategie di supporto vitale avanzate.

La tecnica ECMO: un’ancora di salvezza per i casi più gravi

L’ECMO è una procedura medica che permette di sostituire temporaneamente la funzione del cuore e dei polmoni, consentendo al corpo di ricevere ossigeno e di eliminare anidride carbonica quando questi organi non sono più in grado di farlo autonomamente. In ambito cardiologico, l’ECMO viene impiegata soprattutto in situazioni critiche di insufficienza cardiaca acuta o arresto cardiaco refrattario, quando le terapie convenzionali risultano inefficaci.

Nel caso in esame, il paziente ha subito un infarto massivo che ha determinato il fermo cardiaco per un’intera giornata. La tempestiva applicazione della tecnica ECMO ha permesso di mantenere in vita gli organi vitali fino al ripristino della funzionalità cardiaca. Questo caso evidenzia come l’ECMO non sia soltanto uno strumento di emergenza ma possa rappresentare una concreta opportunità di recupero per pazienti in condizioni considerate fino a poco tempo fa irreversibili.

Dopo l’evento cardiaco, il paziente è rimasto in coma per circa un mese e mezzo, una fase delicata che ha richiesto un’attenta gestione multidisciplinare per prevenire complicanze e favorire la ripresa neurologica. Il risveglio da uno stato di coma così prolungato è un fenomeno raro e testimonia i progressi nelle terapie intensive e nel monitoraggio neurologico.

Gli specialisti coinvolti hanno sottolineato l’importanza di un approccio personalizzato e di un monitoraggio continuo per valutare i segnali di recupero cerebrale. L’uso combinato di tecniche di neuroimaging avanzato e di supporto metabolico ha contribuito a orientare le strategie terapeutiche e riabilitative.

Negli ultimi anni, l’ECMO ha visto una diffusione crescente nei centri ospedalieri italiani, grazie anche a programmi di formazione dedicati e investimenti in tecnologia medica. Questo caso conferma il valore di tale tecnica in contesti di emergenza cardiaca e apre la strada a ulteriori ricerche per ottimizzare protocolli e tempi di intervento.

Inoltre, la gestione del coma post-infartuale rappresenta una sfida clinica che richiede l’interazione tra cardiologia, neurologia e terapia intensiva. Il successo di questa esperienza potrebbe stimolare la creazione di linee guida più dettagliate per il trattamento integrato di pazienti con arresto cardiaco prolungato e danno neurologico associato.

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