Un nuovo rapporto WEF-BCG denuncia la grave carenza di investimenti nella salute femminile, con fondi concentrati su poche patologie
Un nuovo rapporto congiunto del World Economic Forum (WEF) e della Boston Consulting Group (BCG) ha messo in luce un dato allarmante riguardo alla salute femminile: ogni anno, le donne perdono complessivamente circa 75 milioni di anni di vita in buona salute, equivalenti a una settimana di benessere perso per ciascuna donna.
Nonostante rappresentino quasi la metà della popolazione mondiale e vivano più a lungo rispetto agli uomini, le donne trascorrono infatti il 25% in più della loro vita in condizioni di cattiva salute o con disabilità. Tuttavia, gli investimenti nella salute femminile rimangono drasticamente insufficienti e concentrati su un numero limitato di patologie.
Il divario negli investimenti nella salute femminile
Il rapporto del WEF e di BCG evidenzia come la salute femminile riceva solamente il 6% dei finanziamenti privati complessivi destinati al settore sanitario, con meno dell’1% degli investimenti indirizzati esclusivamente a imprese che si occupano di salute femminile. Questo squilibrio è ancora più marcato nel campo della tecnologia sanitaria, dove nel 2023 le aziende focalizzate sulla salute femminile hanno raccolto appena il 2% dei 41,2 miliardi di dollari di venture capital nel settore health-tech, secondo un’analisi di Alantra.
Negli Stati Uniti, una ricerca di BCG ha stimato che un miglioramento degli screening e delle cure per quattro condizioni specifiche – menopausa, osteoporosi, Alzheimer e malattie cardiovascolari – potrebbe generare un valore di mercato superiore a 100 miliardi di dollari. Tuttavia, la scarsità di investimenti, unita a limiti nella ricerca clinica e nell’accesso alle cure, alimenta un persistente divario che non è solo un problema di salute pubblica, ma anche una profonda inefficienza di mercato.
Molte patologie colpiscono le donne in modo specifico e con un impatto sproporzionato. Condizioni come endometriosi, menopausa, sindrome dell’ovaio policistico, sindrome premestruale e tumore del collo dell’utero rappresentano il 14% del carico complessivo di malattia femminile, ma hanno ricevuto meno dell’1% dei finanziamenti per la ricerca negli ultimi anni.

La salute delle donne a rischio – (classmeteo.it)
Il rapporto sottolinea che, tra il 2020 e il 2025, su 2,87 mila miliardi di dollari totali di finanziamenti privati in sanità, solo 175 miliardi (il 6%) sono stati destinati alla salute femminile. Questi fondi si concentrano prevalentemente su salute riproduttiva, tumori femminili e assistenza materna, che da soli assorbono circa l’80% degli eventi di finanziamento e il 90% del capitale raccolto. Al contrario, condizioni ad alta prevalenza e specifiche delle donne – come la salute mestruale e la sindrome dell’ovaio policistico – ricevono meno del 2% del budget dedicato alla salute femminile.
Disparità ancora più evidenti emergono considerando aree terapeutiche cruciali come salute mentale, malattie endocrine e cardiovascolari, dove la quota di finanziamenti dedicati specificamente alle donne si riduce a circa l’1% degli eventi di finanziamento.
Il rapporto individua nella disponibilità di evidenze scientifiche robuste la chiave per favorire innovazione e investimenti nel settore della salute femminile. Tuttavia, nonostante obblighi regolatori e politiche mirate, la partecipazione femminile agli studi clinici resta sistematicamente inferiore alla loro rappresentanza nella popolazione affetta da malattie. Un’indagine della Harvard Medical School su oltre 1.400 studi clinici ha rilevato che le donne costituiscono solo il 41,2% dei partecipanti, un dato insufficiente per ottenere risultati clinici che riflettano adeguatamente le specificità di genere.








