Alcune bevande comuni possono interferire con i farmaci per la pressione: ecco quali evitare per non compromettere la terapia.
Milioni di persone seguono terapie quotidiane per tenere sotto controllo la pressione arteriosa, spesso senza sapere che ciò che bevono può influenzare i risultati. Non si tratta solo di alcol o caffè: anche succhi, tisane e integratori naturali possono interagire con i principi attivi, modificandone l’assorbimento, potenziando o riducendo gli effetti, fino a esporre il paziente a rischi inattesi. Chi assume ACE-inibitori, beta-bloccanti, diuretici o altri medicinali contro l’ipertensione deve considerare ogni aspetto della propria alimentazione, inclusa la scelta di ciò che finisce nel bicchiere. E in alcuni casi, è proprio la bevanda apparentemente più innocua a fare la differenza.
Quando il succo di frutta diventa un nemico silenzioso
Il succo di pompelmo è l’esempio più noto di interazione tra bevande e farmaci: interferisce con l’enzima CYP3A4, responsabile della metabolizzazione di molti principi attivi, causando un aumento della concentrazione nel sangue. Ma non è il solo: anche succo di mela e di arancia possono ridurre l’assorbimento di alcuni farmaci, specialmente se assunti a ridosso dell’assunzione. Questo può ridurre l’efficacia del trattamento e aumentare la probabilità di crisi ipertensive non controllate.

Quando il succo di frutta diventa un nemico silenzioso – classmeteo.it
Chi assume farmaci per la pressione dovrebbe evitare questi succhi nelle due ore precedenti e successive all’assunzione della compressa. Un’abitudine sbagliata, come accompagnare la pillola con del succo, può compromettere mesi di terapia ben condotta. Il consiglio degli esperti è chiaro: parlare con il proprio medico o farmacista, soprattutto in caso di cambi di dieta o abitudini alimentari.
Anche l’alcol rappresenta un fattore critico: un bicchiere di vino ogni tanto potrebbe sembrare innocuo, ma in combinazione con i farmaci può abbassare troppo la pressione, provocare vertigini, debolezza o addirittura svenimenti. In alcuni casi, come con i beta-bloccanti o gli alfa-bloccanti, l’alcol potenzia l’effetto ipotensivo. Ma c’è anche l’effetto opposto: il consumo regolare di alcol può alzare la pressione nel tempo, vanificando l’intera terapia. Non è raro che i medici, in caso di ipertensione resistente, chiedano espressamente ai pazienti di sospendere completamente il consumo di bevande alcoliche.
Caffeina, liquirizia e tisane: il lato oscuro del “naturale”
Tra le bevande più comuni a colazione o durante la giornata, il caffè ha un impatto controverso. Piccole quantità possono essere tollerate, ma l’assunzione frequente o l’uso combinato con diuretici e beta-bloccanti può ridurre la stabilità della pressione, creando fluttuazioni che mettono sotto stress il sistema cardiovascolare. Alcuni medici consigliano di evitare il caffè almeno un’ora prima o dopo il farmaco, proprio per evitare variazioni impreviste.
Un altro ingrediente apparentemente innocuo ma in realtà problematico è la liquirizia, soprattutto nelle tisane o nei dolci artigianali. Contiene acido glicirrizico, che può aumentare la pressione, provocare ritenzione di sodio e perdita di potassio, riducendo l’efficacia dei farmaci ipotensivi. Anche piccole quantità giornaliere possono avere effetti significativi su pazienti già in trattamento. In Germania, ad esempio, l’Istituto federale per i farmaci ha diramato avvertenze ufficiali contro il consumo eccessivo di liquirizia in caso di terapia anti-ipertensiva.
Attenzione anche alle tisane “rilassanti” o agli estratti vegetali. Molti contengono erbe officinali come ginseng, yohimbe, ephedra o Erba di San Giovanni, che possono interagire con i farmaci alterando la pressione, rallentando il metabolismo dei principi attivi o influenzando il sistema nervoso autonomo. Non è raro che pazienti convinti di assumere rimedi naturali finiscano per sviluppare tachicardia, ipertensione paradossa o crisi vascolari, proprio a causa di una tisana presa “per dormire meglio”.
Perfino i succhi di verdura, spesso consigliati nelle diete salutistiche, possono nascondere alti livelli di sodio. Alcuni prodotti industriali raggiungono anche 400 mg di sodio per bicchiere, un valore che può annullare l’effetto di diuretici e ACE-inibitori, portando a ritenzione di liquidi e peggioramento della pressione arteriosa. Il consiglio in questo caso è leggere attentamente l’etichetta e preferire succhi senza sale aggiunto o diluiti con acqua naturale.








